Dar Foldjo



05/01/2008
(Manifestazioni eventi)

Medaglia al «Top gun» trentino

Il tenente Vigilio Gheser aveva il motore del caccia in avaria


Medaglia al «Top gun» trentino Il tenente Vigilio Gheser aveva il motore del caccia in avaria L’atterraggio senza mettere in pericolo la popolazione civile L7121810 IN VOLO MISSIONE RIUSCITA Vigilio Gheser /1 L’EMERGENZA Ho sentito un rumore sordo al motore: era mancata la spinta Vigilio Gheser /2 SCELTA CORAGGIOSA Più facile sganciare i serbatoi di combustibile Ma sotto c’erano case Vigilio Gheser /3 PREPARAZIONE La paura? Non c’è tempo di averla. Ho pensato solo alle procedure da seguire Il mondo, di solito, lo osserva dall’alto. Dalla cabina del suo cacciabombardiere leggero Amx. Ma quando torna a casa e le montagne sono imbiancate rimane con i piedi ben ancorati a terra, negli scarponi da sci, per l’esattezza. Vigilio Gheser, 29 anni, di Lavarone, nel 2000 ha lasciato l’albergo di famiglia, il Miramonti, salutato mamma Rosanna e papà Silvano, i sette fratelli ed ha spiccato il volo (e non è una metafora). «Amavo sciare, la montagna e gli sport estremi. Ho sempre avuto l’idea di volare, ma non sapevo se ci sarei riuscito. Finché a 22 anni ho deciso di provare. Al primo tentativo sono entrato in aeronautica ». Maturità linguistica in tasca e maestro di sci, dopo il concorso di complemento per entrare in aeronautica Gheser ha conseguito il brevetto da pilota d’aereo a Roma. Quindi ha seguito il corso a Lecce per diventare pilota militare: nove mesi sul Jet 339, il velivolo delle Frecce Tricolori. Primo del corso: «Ma anche la fortuna gioca un ruolo». Dal maggio 2004 Gheser è un pilota militare ed oggi fa parte del 131° Gruppo volo del 51° Stormo dell’Aeronautica militare di Istrana (Treviso), dove è comandante di squadriglia (qualifica capo copia) con il grado di tenente. Vigilio Gheser sarà presto insignito della medaglia di bronzo al valore aeronautico. Un’onorificenza concessa al giovane pilota dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, su proposta del ministero della difesa, Arturo Parisi, grazie ad un coraggioso atterraggio portato a termine dal pilota trentino con il motore del velivolo in avaria, senza mai mettere a repentaglio la popolazione civile ed il personale militare. Il brivido in volo risale al 14 ottobre 2005: Gheser era decollato per primo dalla base di Decimomannu (Cagliari) - con la supervisione di un pilota più esperto - ma dopo una trentina di secondi, in piena fase di accelerazione, il giovane pilota ha sentito un forte calo nella spinta del propulsore. «Ho sentito un motore sordo al motore e ho capito che era mancata la spinta. Si tratta di un’emergenza grave e molto rara. In pochi secondo ho deciso di tornare al campo. L’addestramento seguito fino a quel momento mi ha fatto fare le cose giuste - spiega - considerare spinta ed energia che avevo e girare verso il campo nuovamente, per provare un atterraggio di fortuna», racconta. Una situazione di emergenza nella quale, come si legge nel testo di assegnazione della medaglia, il giovane ha dato prova di «estrema lucidità» e «raro coraggio», valutando di avere sufficiente energia per completare la manovra senza dover sganciare i carichi esterni. «La prima ipotesi che si prende in considerazione in questi casi, di solito, è quella di sganciare i carichi esterni: in questo caso si trattava di serbatoi pieni di combustibile. Visto che sotto c’erano delle case ho deciso di non sganciarli. Se lo avessi fatto avrei avuto una possibilità in più di arrivare all’atterraggio. Alla fine sono riuscito ad arrivare all’aeroporto dal quale ero decollato e con spinta del motore quasi a zero ho abbassato i carrelli. Così sono riuscito ad atterrare senza altri "inconvenienti" ». In questo modo il giovane pilota, ha concluso la missione «senza mettere in pericolo l’incolumità della popolazione civile e del personale militare ed evitando la perdita di un prezioso mezzo». Un gesto di «sprezzo del pericolo» e «non comune senso del dovere». Insomma, una condotta encomiabile sotto il profilo umano e professionale che varrà a Gheser una bella medaglia. Ma la paura, quel giorno, c’è stata? «Non c’è tempo di avere paura. In quel momento ero molto concentrato e non ho pensato: "Se va male, va male veramente". Ho pensato solo alle procedure da seguire, alla preparazione che mi era stata data dagli istruttore e mi è andata bene. Noi abbiamo un simulatore delle emergenze, ma mancano le sensazioni esterne. Quando si sbaglia sul simulatore basta resettare, nella realtà non è così». La stessa differenza che corre fra gli addestramenti e le missioni reali. Finora Gheser non ha mai dovuto partecipare a ruoli operativi, ma sa che prima o poi potrebbe dover sorvolare con il caccia zone di guerra: «Non è ancora successo, l’anno scorso dovevamo partire per l’Afghanistan, ma poi la missione è stata cancellata. A livello operativo è il momento in cui dimostrare la pasta di cui siamo fatti. A livello umano ciascuno prende la sua decisione, è il nostro lavoro». Chissà a casa che palpitazioni... «Siamo una famiglia semplice ed a casa siamo in tanti. Io credo che, quando un figlio è contento, anche mamma e papà lo sono. Sicuramente sono preoccupati, ma non me lo hanno mai fatto pesare. Io sono entusiasta delle mia scelta. Per me questo è il lavoro più bello del mondo». Insomma, innamorato della vita da «Top gun» (oltre che della fidanzata di Lavarone). Ma il film di Tom Cruise (domanda scontatissima, ci perdonerà), lo ha visto? «Si - dice sorridendo - anche se non è così fedele alla vita reale. Sicuramente è accattivante. Dal punto di vista tecnico diciamo che il film è più incentrato sulla difesa aerea, io invece ho chi mi difende e devo rompere le scatole a chi sta a terra». PREMIATO. Dall’alto il tenente Vigilio Gheser di Lavarone e un cacciabombardiere Am-X F. P.

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