Dar Foldjo



22/06/2008
(Lingua e cultura)

Mussolini, Rachele e quel piccolo fiore

Lo storico roveretano, Lorenzo Baratter racconta , sulla base di documenti inediti, la vita di anna Maria, la prediletta del dittatore


MICHELE IANES Si chiamava Anna Maria Mussolini ed era la figlia prediletta del Duce. Ultima nata del matrimonio tra Mussolini e Rachele Guidi, ebbe una vita avventurosa: l’infanzia dorata a Villa Torlonia, il rapporto con un padre così ingombrante, la poliomelite a cui sopravvisse per miracolo, la guerra e la fine del fascismo, anni di esilio prima di tornare in Italia, dove sotto falso nome divenne poi un noto personaggio della radio. La sua storia, a lungo dimenticata, è ricostruita in un libro appena pubblicato, «Anna Maria Mussolini. L’ultima figlia del Duce» (Mursia, euro 16) che si avvale di preziosi documenti mai pubblicati prima, tra cui un diario e numerosi temi scolastici: il risultato è una narrazione inedita delle vicende intime della famiglia Mussolini attraverso gli occhi di una bambina. L’autore è Lorenzo Baratter, 35 anni, roveretano, direttore del Centro Documentazione Luserna. Laureato in Storia presso l’Università Cà Foscari di Venezia, svolge attività di ricercatore e consulente in campo storico. Ha pubblicato «Dall’Alpenvorland a via Rasella» (2003), «Tra vespri e soldati» (2004), «Le Dolomiti del Terzo Reich» (2005), «Dagli Altopiani a Caporetto» (2007). Ha inoltre partecipato alla realizzazione dei volumi «Achtung Banditen!» (2002) e «L’Alto Adige nel Terzo Reich» (2003). Lorenzo Baratter è venuto in possesso quasi per caso del materiale su Anna Maria Mussolini: «In occasione di una perizia giuridica, sono entrato in contatto con le due figlie di Anna Maria, le nipoti di Mussolini, le quali mi hanno mostrato alcuni documenti di famiglia. Mi sembrava impossibile che non fossero mai stati visti prima, eppure è così». A più di sessant’anni di distanza possiamo disporre quindi di un nuovo punto di vista sulla famiglia Mussolini, sulla vita quotidiana a Villa Torlonia, sull’esistenza privata del duce. Lorenzo Baratter, cosa ci racconta la piccola Anna Maria nei suoi temi e sul diario? «Ci racconta di una vita quotidiana sobria, fondata su una famiglia allargata con i fratelli già sposati. A Villa Torlonia comandava Rachele, e nonostante lo sfarzo si conduceva una vita come in una grande fattoria della Romagna, con i giardini pieni di animali. Se gli ospiti arrivavano in ritardo, non conta quanto fossero importanti, per ordine di Rachele non ricevevano il pasto. Unico elemento di diversità, il cinematografo: tutte le sere la famiglia si riuniva in una sala a guardare dei film, e la piccola Anna Maria si innamorava di questo o dell’altro attore». Come riusciva la bambina a fare i conti con un padre così fuori del comune? Le occasioni in cui parla di suo padre sono quelle in cui non ha niente di diverso rispetto agli altri genitori, quando gioca a tennis con lui, passeggia per la villa, sfoglia le sue riviste. A volte con risvolti curiosi: per esempio nel suo diario racconta di quando suo padre, in giardino, stava provando con un ufficiale un nuovo prototipo di fucile mitra, quando partì una raffica per sbaglio e distrusse alcuni vetri». Ma cosa scriveva Anna Maria in quei temi scolastici celebrativi della figura del capo del fascismo? L S«Teneva sempre distinte le due cose. Scrivendo del duce, usava la stessa retorica solenne e ridondante che usavano tutti. Solo una volta c’è un’eccezione, quando scrisse: "amo Mussolini perchè è il Duce e anche mio padre"». D’altra parte era la prediletta... «Con il suo carattere allegro,solare, intelligente, Anna Maria conquistava tutti. Quando si ammalò di poliomelite, a sette anni, e rischiò la vita, suo padre andò in grave crisi. Scoppiò a piangere durante una conferenza stampa, meditò di lasciare il potere. Poi la piccola si riprese in extremis. "Piccolo fiore scampato alla malattia", la chiamò da allora.Lei però era più affezionata alla madre». L’impressione è che al di là della follia del fascismo, quella di Mussolini fosse una famiglia tradizionale, solida, sana, tipicamente italiana. «In effetti da quello che scrive Anna Maria esce il ritratto di una famiglia compatta, unita da un grande affetto reciproco. Anna Maria era legata come un gemello al fratello Romano. L’educazione nei confronti dei figli era severa: tutti i temi scolastici di Anna Maria sono vistati da Mussolini in persona, e solo dopo corretti dalla maestra. Professori e presidi dovevano poi inviargli periodici rapporti sul rendimento dei figli. La domenica poi, tutta la famiglia andava allo stadio, erano tifosissimi della Roma: e tutti avevano un grande attaccamento allo sport e all’attività fisica». Cosa succedeva d’estate, quando la famiglia Mussolini andava in vacanza a Riccione? «Anche in quell’occasione l’ordine era di non apparire, di sembrare persone normali. E anche durante le vacanze Mussolini aveva una sua doppia vita, con la famiglia e con le numerose donne che lo seguivano». Caduto il fascismo, moglie e figli di Mussolini devono fuggire. Cosa accadde in quei giorni? «Rifiutati al confine svizzero nell’aprile del 1945, Anna Maria, Rachele e Romano più volte scampano alla morte. Seguono tre lunghi anni di confino sull’isola di Ischia. E anche dopo le difficoltà non sono finite: difficile ricostruirsi un’esistenza con un nome così pesante». Eppure Anna Maria ce la fa. «Grazie al suo carattere, alla sua cultura e al suo amore per musica ed arte, Anna Maria conquista molte persone. Negli anni ’50 inizia a lavorare in Rai sotto falso nome. Nella sua trasmissione intervista personaggi famosi parlando con loro di musica. Ma appena le sue origini vengono rese note, viene cacciata». Un duro colpo, cui si aggiungono i problemi di salute. «Anna Maria, che era nata nel 1929, muore a 39 anni nel 1968 per una malattia legata alla poliomelite di cui aveva sofferto. Lasciò due figlie molto piccole, che oggi hanno circa quarant’anni e mi hanno fornito il materiale per il libro. Fu una donna di grande tempra: Edda Ciano disse che lei era la più forte di tutta la famiglia». Un ultimo aneddoto per chiudere questa vicenda. «Risale a quando Anna Maria era una bambina. In un tema scolastico dal titolo "cosa farai da grande", rispose: vorrei tanto fare il pilota d’aeroplano, anche se purtroppo il mio babbo e mia mamma me lo impediscono». ************************************************************************************************ Io voglio più bene alla mamma La mia casa è molto grande, per questo io descriverò soltanto le stanze principali. La mia villa è situata in via Nomentana e ha uno spazioso giardino. Al pianterreno c’è una grande stanza che chiamiamo salone: è qui che io e mio fratello passiamo una buona parte della giornata. Nel salone c’è un biliardo, la giostra, un divano e due poltrone foderate in pelle. Poi viene la stanza dove si fa il cinematografo la sera; da qui, salendo una scala, andiamo in anticamera che comunica con la sala da pranzo. Qui di mobili non ce ne sono all’infuori del tavolo e delle sedie: è qui che la famiglia si trova riunita. A destra dell’anticamera c’è il salottino dove si ricevono le persone (...). Da qui si va in camera mia che è molto fredda e piccola e brutta; c’è il mio letto, un armadio e un cassettone. Vicino alla camera dove si mangia c’è lo studio del papà, ma lui non ci sta quasi mai e allora io leggo le riviste che tiene sul tavolo. Nella famiglia siamo in otto non contando le persone che vengono a mangiare per parecchi giorni e poi se ne vanno. Fra pochi giorni Vittorio (mio fratello) e sua moglie Ola andranno via per andare ad abitare a casa loro. Io voglio più bene alla mamma perché ha ogni cura e affetto verso di me. Io lascerei volentieri questa casa perché è troppo vecchia e ogni tanto cade qualcosa». Tema scolastico di Anna Maria Mussolini, «La mia casa e la mia famiglia» (9 dicembre 1939), estratto da «Anna Maria Mussolini. L’ultima figlia del Duce», di Lorenzo Baratter. ******************************************************************* Ultima nata del matrimonio fra la Guidi e il leader fascista morì a 39 anni per una malattia legata alla poliomelite di cui aveva sofferto da piccola Le pagine del suo diario e i numerosi temi scolastici gettano una luce nuova sulle vicende intime della famiglia e i giorni a Villa Torlonia

l'adige pag.11

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