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Chiesa
San Vigilio senza nuovi preti «Fa male ma la Chiesa è viva»
I campanili sono 450 a dire messa sono 179
 

 

      Bressan sui preti pedofili: «In una società che chiede la libertà sessuale per tutti quando un sacerdote sbaglia giù legnate Ma la Chiesa non è fatta di perfetti» Il vescovo: «Conosco il cardinale Sepe, non ha mai pensato al sacerdozio come mezzo per far carriera. Il richiamo del Papa di domenica non era rivolto a lui» Bressan sui preti pedofili: «In una società che chiede la libertà sessuale per tutti quando un sacerdote sbaglia giù legnate Ma la Chiesa non è fatta di perfetti» Il vescovo: «Conosco il cardinale Sepe, non ha mai pensato al sacerdozio come mezzo per far carriera. Il richiamo del Papa di domenica non era rivolto a lui» BRUNO ZORZI Alla domanda: domani, giorno di S. Vigilio, davanti a lei, monsignor Bressan, non ci sarà neppure un nuovo prete da consacrare. È accaduto solo una volta dieci anni fa, cosa ne pensa? Il vescovo allarga leggermente le braccia e dice: «È una situazione che vivo con sofferenza e spero che questo sia sono un momento. Quest’anno, è vero, non ci sarà nessuna ordinazione, contro le quattro della vicina diocesi di Bolzano. In seminario ci sono sei studenti e si vedrà se tutti diventeranno preti e non si sa se per l’anno prossimo ci sarà qualche consacrazione». Insomma, c’è il fondato motivo di credere che anche il prossimo anno il vescovo non potrà imporre le sue mani sul capo per consacrare nuovi sacerdoti. «Siamo passati - ha affermato Bressan -, nel giro di trent’anni, da un prete ogni 1800 abitanti ad uno ogni 3000. Vero è che s’è una volta si diceva che il vescovo non deve ordinare più preti di quelli di cui c’è bisogno, ma quella di oggi è una situazione di povertà». Insomma, tutt’altro che Chiesa trionfante anche in Trentino. «Ma la diocesi - ha ribattuto Bressan - non è morta per questo! Il rapporto con i fedeli non è più centrato sul prete ma sulla comunità. In Trentino ci sono 1500 ministri straordinari dell’Eucarestia; 5 mila catechisti e catechiste. Abbiamo avviato una scuola di formazione sociale e politica; c’è la Caritas...È partito un piano triennale per far conoscere il Vangelo. Vedete questo quadro qui dietro di me? Rappresenta San Vigilio in cammino: questa è la nostra idea di pastorale. Una pastorale che non si ferma, ma guarda avanti». Il Papa, domenica scorsa, detto che «Il sacerdozio, non può mai rappresentare un modo per raggiungere la sicurezza nella vita o per conquistarsi una posizione sociale. Chi aspira al sacerdozio per un accrescimento del proprio prestigio personale e del proprio potere ha frainteso alla radice il senso di questo ministero». Secondo lei perché Ratzinger ha pronunciato queste parole? «Mah, devo dire che queste sono cose che si dicono e ripetono sempre ai sacerdoti. Lo faccio spesso anch’io: siamo qui per servizio non per il successo personale». La lettura che ne è stata data, inevitabilmente, è stata quella del richiamo ai vertici della Chiesa cattolica nel momento in cui il caso del cardinale Crescienzo Sepe e della sua gestione di Propaganda Fide è esploso con un accusa di corruzione. Secondo lei questo collegamento è così? «No, assolutamente no - ha risposto il vescovo -. Io, tra l’altro, conosco bene il cardinale Sepe e non è certo un uomo che vive il sacerdozio come mezzo per il successo personale. Non conosco esattamente i fatti e può darsi che sia rimasto coinvolto in qualche vicenda ma il Papa non ha pensato a lui domenica scorsa. Di questo sono sicuro». Però la Chiesa è sotto accusa per questioni morali che riguardano sacerdoti e religiosi: gli episodi di pedofilia e, appunto, il coinvolgimento in scandali economici politici. È solo accanimento? «Non si deve dimenticare che la Chiesa è fatta di uomini che non sono perfetti. Anche i preti sono soggetti, come tutti, alle debolezze. Non a caso ogni messa si apre con la richiesta di perdono per i nostri peccati». Il caso della pedofilia, oltre alla linea dura del Papa, ha suscitato un dibattito drammatico, tra l’altro a metà luglio qui a Trento si terrà un convegno internazionale in tema di morale cattolica al quale parteciperanno 600 studiosi e sacerdoti. «Il convegno dibatterà soprattutto - afferma il vescovo Bressan - di etica legata all’economia e all’ambiente. Comunque, anche dal punto di vista sessuale, ci sono delle contraddizioni: viviamo in una società nella quale si proclama la libertà sessuale per tutti e poi quando un prete sbaglia, giù bastonate. Certo ci sono errori gravissimi da condannare, ma la comunità dei sacerd ************************************************* LORENZO BASSO A partire dal prossimo ottobre prenderà il via l’avvicendamento dei sacerdoti nelle parrocchie della diocesi di Trento che porterà ad una rivoluzione delle realtà pastorali locali. Al centro del provvedimento preso dall’arcivescovo Luigi Bressan, che comporterà il trasferimento di alcuni sacerdoti e l’accorpamento di alcune comunità parrocchiali, vi è il tentativo di riequilibrare situazione critica che si trascina ormai da anni: la «povertà » di vocazioni e la mancanza di giovani preti. «Il nostro intento – ha spiegato infatti Bressan – è quello di riuscire a sostenere tutte le comunità con il servizio del sacerdozio, anche se negli anni questo incarico diventa sempre più difficile. Nella nostra diocesi vi sono solo centosettantanove parroci, che devono far capo a più di quattrocentocinquanta parrocchie. Al momento siamo ancora in grado di assicurare l’eucaristia a tutti fedeli, ma se la situazione dovesse in futuro peggiorare, dovremmo pensare a funzioni domenicali in assenza di sacerdoti». Nell’avvicendamento presentato per i prossimi anni sono già tredici i parroci a cui vengono aggiunte nuove parrocchie. Si tratta di comunità montane, o di valle, in cui i fedeli non superano in media il rapporto di duemila persone a sacerdote. Un caso straordinario, però, è quello di don Alessio Pellegrin, originario della Val di Fassa e ordinato da appena due anni, che è stato nominato il sacerdote di ben dieci parrocchie della bassa Val di Non. Un incarico impegnativo, che prevede la cura di cinquemila fedeli distribuiti tra Campodenno, Denno, Cunevo, Dercolo, Flavon, Lover, Sporminore, Terres, Quetta e Termon. Don Alessio, che ha pensato a come programmare la propria attività in vista di una suddivisione equilibrata del lavoro, si è comunque detto sereno: «Cercherò di sollecitare e di appoggiare le attività laicali dei miei parrocchiani, cercando di costruire un cammino pastorale condiviso in cui il parroco non sia più il garante della coesione tra i fedeli, ma un animatore spirituale». Un’altra innovazione riguarda l’istituzione della cappellania ospedaliera al Santa Chiara, un’istituzione di appoggio e di servizio a favore degli ammalati che è stata portata avanti fino ad oggi da due religiosi appartenenti all’ordine dei padri cappuccini. La cappellania, che in termine tecnico intende un insieme di sacerdoti, frati e laici che collaborano nel servizio pastorale, sarà coordinata da don Cornelio Carlin, già parroco del Duomo e vicerettore del Seminario. «Sono consapevole – ha detto Carlin – di dover attendere ad un compito delicato ed impegnativo, coordinando il lavoro all’interno di una pastorale diversa, che definirei di frontiera. L’ospedale, però, è una realtà viva, dove le relazioni che si possono creare alla luce della malattia mi aiuteranno sicuramente a cogliere il significato religioso dei gesti quotidiani al servizio di chi soffre». Per quanto riguarda, infine, i giovani sacerdoti, oltre a don Pellegrin, don Daniele Laghi da vicario di Arco passerà ad occuparsi di sei parrocchie dell’Alta Valsugana, e don Livio Buffa in Val di Sole. ***************************************************+ LE SCELTE Tredici nomine e tanti incarichi in più Sono tredici i nuovi parroci nominati dal vescovo Bressan: don Giuseppe Beber (unità pastorale Giovo), don Livio Buffa (Pellizzano, Mezzana, Ossana, Ortisè Menas e Termenago), padre Giorgio Favero (Villazzano), don Flavio Girardini (Carisolo, Giustino-Massimeno), don Daniele Laghi (valle dei Mocheni), don Emilio Menegol (Cristo Re, Madonna della Pace e Vela), padre Raimondo Mercieca (Segonzano, Sevignano e Piazzo), don Luigi Mezzi (altopiano di Brentonico), don Cristian Moltrer (Canale di Pergine, Castagné, Santa Caterina e San Vito), don Alessio Pellegrin (bassa valle di Non), don Renzo Scaramella (Noriglio), don Dario Silvello (Povo) e don Renzo Zeni (Cles e Mechel). Sono invece dodici i parroci ai quali il vescovo ha affidato la guida di altre parrocchie, mentre sono undici le nomine di nuovi collaboratori pastorali, meglio conosciuti come cappellani. Infine nove sacerdoti sono stati investiti di altri incarichi dalla Curia: in particolare don Albino Dell’Eva è stato nominato delegato alla pastorale della famiglia e don Maurizio Toldo delegato per la pastorale giovanile a Rovereto. ******************************************************** IL PERSONAGGIO Don Samuele Depedri in San Giuseppe Un nuovo prete trentino Un nuovo sacerdote trentino c’è e celebrerà la sua prima messa domenica prossima alle 10 nella sua parrocchia di origine, San Giuseppe a Trento. È don Samuele Depedri (nella foto), 31 anni, ordinato domenica scorsa da papa Benedetto XVI nella Basilica di S., Pietro assieme a tredici colleghi. Dopo essersi diplomato al liceo classico di Trento, in un primo tempo pensò di iscriversi alla facoltà di Medicina ma poi scelse di lasciare la casa di via S. Pio X, dove tuttora vivono papà Aldo e mamma Rosarita, e intraprese il cammino neocatecumenale al pari della sorella Veronica. «Ho frequentato il Seminario per otto anni in Giappone, nella diocesi di Takamatsu, una delle più piccole del mondo - racconta don Samuele - ed è stata una bellissima esperienza missionaria. Poi sono stato in Australia per un anno e mezzo, nel periodo precedente la Gmg di Sydney, facendo catechesi itineranti». Nel 2008 rientrò al Collegio diocesano Redemptoris Mater, nel frattempo trasferito a Roma per volontà del papa. Consacrato diacono nell’ottobre 2009 nella Basilica di San Giovanni Laterano dal cardinale vicario Agostino Vallini, è stato poi inviato a prestare servizio nella parrocchia romana di San Corbiniano a fianco del parroco, don Antonio Magnotta. Domenica scorsa l’ordinazione assieme al suo amico e fratello di seminario in Giappone e a Roma, don Johannes Hirot Tanaka, che sarà presente dopodomani alla prima messa in San Giuseppe assieme a un’ottantina di giapponesi, suoi familiari e amici. Poi don Samuele Depedri tornerà a Roma anche per concludere gli studi all’istituto Biblico di Roma, gestito dai Gesuiti. **************************************************** IL PERSONAGGIO Don Samuele Depedri in San Giuseppe Un nuovo prete trentino Un nuovo sacerdote trentino c’è e celebrerà la sua prima messa domenica prossima alle 10 nella sua parrocchia di origine, San Giuseppe a Trento. È don Samuele Depedri (nella foto), 31 anni, ordinato domenica scorsa da papa Benedetto XVI nella Basilica di S., Pietro assieme a tredici colleghi. Dopo essersi diplomato al liceo classico di Trento, in un primo tempo pensò di iscriversi alla facoltà di Medicina ma poi scelse di lasciare la casa di via S. Pio X, dove tuttora vivono papà Aldo e mamma Rosarita, e intraprese il cammino neocatecumenale al pari della sorella Veronica. «Ho frequentato il Seminario per otto anni in Giappone, nella diocesi di Takamatsu, una delle più piccole del mondo - racconta don Samuele - ed è stata una bellissima esperienza missionaria. Poi sono stato in Australia per un anno e mezzo, nel periodo precedente la Gmg di Sydney, facendo catechesi itineranti». Nel 2008 rientrò al Collegio diocesano Redemptoris Mater, nel frattempo trasferito a Roma per volontà del papa. Consacrato diacono nell’ottobre 2009 nella Basilica di San Giovanni Laterano dal cardinale vicario Agostino Vallini, è stato poi inviato a prestare servizio nella parrocchia romana di San Corbiniano a fianco del parroco, don Antonio Magnotta. Domenica scorsa l’ordinazione assieme al suo amico e fratello di seminario in Giappone e a Roma, don Johannes Hirot Tanaka, che sarà presente dopodomani alla prima messa in San Giuseppe assieme a un’ottantina di giapponesi, suoi familiari e amici. Poi don Samuele Depedri tornerà a Roma anche per concludere gli studi all’istituto Biblico di Roma, gestito dai Gesuiti.

L'Adige pag.20

  25/06/2010

 
     

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