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Sindaci al voto il 28 luglio Piccoli comuni schiacciati»
Ma in Trentino serve una legge provinciale»
 

 

      Il presidente Simoni si ricandida alla guida del Consiglio delle autonomie ma lancia l’allarme sul peso dei grandi municipi e delle Comunità di valle membri di diritto Preoccupazione per i tagli di Tremonti: «Speriamo di non essere costretti a vendere le società, ma intanto stiamo pensando di coinvolgere i cittadini nella proprietà» LUISA M. PATRUNO I piccoli comuni rischiano di essere schiacciati nella rappresentanza all’interno del Consiglio delle autonomie dalla presenza di 15 Comunità di valle che si sommano ai cinque grandi comuni - quelli sopra i 12 mila abitanti - Trento, Rovereto, Pergine, Riva del Garda e Arco, che sono membri di diritto. A lanciare l’allarme è Marino Simoni, attuale presidente del Consiglio delle autonomie e del Consorzio dei comuni, nell’annunciare l’elezione dei nuovi rappresentanti che avverrà il 28 luglio prossimo visto che a maggio è avvenuto il rinnovo di molte amministrazioni comunali e tanti sindaci sono cambiati. Il problema sta nel fatto che la legge sul Consiglio delle autonomie prevede che ci siano 17 membri eletti tra i sindaci dei comuni divisi su cinque fasce di popolazione da quelli sotto i 500 abitanti fino ai 12.000, mentre i sindaci dei 5 comuni grandi (più due rappresentanti dei comuni mocheni e cimbri) e i presidenti delle Comunità di valle sono membri di diritto. Ma mentre i Comprensori erano 11, le Comunità di valle sono 15 e quindi i componenti eletti, che sono i rappresentanti dei piccoli, si ritrovano in minoranza e Simoni è preoccupato perché, dice: «Sono soprattutto i piccoli che non riescono a difendersi e a contrattare da soli con la Provincia e hanno bisogno del Consiglio delle autonomie». Simoni, che è sindaco di Transacqua, piccolo comune del Primiero, di augura di poter continuare il suo impegno al vertice del Consiglio delle autonomie, che guida da un anno e mezzo, dopo le dimissioni di Renzo Anderle diventato dipendente provinciale, ma la condizione preliminare è che riesca a farsi rieleggere in Consiglio. E questo è il primo scoglio. Dopo l’elezione dei nuovi membri il Consiglio delle autonomie dovrà scegliere il presidente ma l’orientamento di Simoni - si dovrà vedere se sarà condiviso dagli eletti - è quello di rinviare la nomina a novembre dopo l’elezione dei 15 presidenti delle Comunità di valle che è prevista a fine ottobre, considerato anche il fatto che in autunno con la Provincia dovrà essere ricontrattato il protocollo per la finanza locale e si teme un forte calo delle risorse a disposizione. Altro fronte di preoccupazione di Marino Simoni, che ieri ha incontrato i giornalisti per una conferenza stampa, è infatti proprio la manovra finanziaria nazionale presentata dal ministro Giulio Tremonti e le relative ricadute a livello locale in particolare sui comuni. Simoni teme soprattutto la norma che obbliga i comuni sotto i 30.000 abitanti a vendere le società municipalizzare. «Proprio oggi - dice - da Roma ci è stato detto che il Governo sembra orientato a rinviare di un anno al 31 dicembre 2011 l’applicazione della norma, ma per noi è quasi peggio perché così si deprezzano ancora di più i patrimoni che saremmo costretti a vendere ». L’associazione dei comuni trentini sta comunque studiando la fattibilità - nel caso si debba arrivare alla vendita forzata - della creazione di public company con la partecipazione dei cittadini residenti come azionisti delle società oggi di proprietà dei comuni. Simoni vede in generale scenari cupi per i comuni in futuro e non crede che il Trentino sia salvo dalla richiesta di nuovi sacrifici. «L’accordo di Milano firmato da Dellai con Tremonti - dice - è per l’ordinario, ma ora siamo in una situazione straordinaria». **************************************************** «Per quanto riguarda la norma contenuta nel decreto del Governo sulle società comunali - commenta il governatore Lorenzo Dellai - non si sa ancora se e come sarà emendata ma comunque ricordo che in Trentino non potrà essere applicata così com’è ma ci vorrà comunque una legge provinciale che la recepisca». Il presidente della Provincia anche ieri era a Roma, assieme agli altri governatori, per seguire l’evoluzione della manovra Tremonti, che ogni giorno sembra contenere qualche novità, ma per il momento nulla di quanto i rappresentanti delle Regioni hanno chiesto e cioè un riequilibrio del peso dei tagli previsti, che oggi gravano per una metà proprio sugli enti locali, Regioni, Province e Comuni. I governatori hanno commentato anche la relazione approvata dal Governo sul federalismo fiscale. «È stata ritenuta da tutti molto antiregionalista - ha detto il presidente Dellai - e per quanto riguarda le regioni e province autonome non ne parla affatto». In un documento presentato ieri, Vasco Errani, presidente della Conferenza delle Regioni è tornato tra l’altro a sollecitare «tutti i responsabili dei diversi livelli istituzionali ad evitare che il confronto, anche aspro, scivoli in una qualunquistica delegittimazione, che rischia di avere come esito la crescita nell’opinione pubblica di un discredito complessivo verso le istituzioni pubbliche». ********************************** Delai Ma in Trentino serve una legge provinciale»

L'Adige pag.21

  02/07/2010

 
     

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